Archivio del 2 Settembre, 2008

Progettare un font

Maurizio OstiElisa Di Lullo, studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Venezia ha presentato una tesi sul “Type design del XX e XXI secolo”, relatrice Nedda Bonini docente di “Elementi di Grafica editoriale”. Nell’occasione ha realizzato questa intervista  al designer Maurizio Osti (autore in particolare del carattere Folk), sulla progettazione dei font, che proponiamo in alcuni passaggi significativi.

Com’è arrivato a progettare FOLK? Si è appoggiato all’aiuto di qualcuno?
La progettazione della famiglia di caratteri Folk è ispirata ai lettering usati da Ben Shahn nei suoi quadri e nelle sue opere litografiche e serigrafiche.
L’alfabeto Folk è stato originariamente creato come lettering nel 1940. Shahn disegnò i suoi caratteri prendendo spunto da forme vernacolari, da insegne e lettering eseguite da persone senza grande cultura: artigiani, benzinai, contadini. Shahn pensava che le lettere e le parole dovevano avere la stessa importanza delle immagini e dei disegni. Quando, nel 1963, studiando l’arte di Ben Shahn scoprii quei lettering, rimasi folgorato, dall’originalità e dal coraggio di questa tipologia di scrittura, non avevo mai visto niente di simile sino a quel tempo.
L’idea base era quella di farsi carico della rottura delle regole stabilite dalla tipografia funzionale alla chiarezza della leggibilità e armonia formale del disegno del carattere, per questa ragione ho  considerato l’Alfabeto Folk un prototipo storico di un “carattere tipografico “trasgressivo-espressivo”.
Nel 1995 disegnai in versione cartacea l’intero alfabeto per la fonderia digitale Design Lab di Milano diretta da Sebastiano Cossia Castiglioni e Jane Patterson.
La trasformazione dei disegni in versione digitale e la realizzazione della ‘font’ col programma Fontographer fu fatta a Milano insieme alla stessa Jane. Poi per diverse vicissitudini venne pubblicato da FontFont solo nel 2003 con entrambi i nomi, Maurizio Osti, Jane Patterson.

FolkHa disegnato altri font?
Prima del Folk avevo disegnato la  famiglia di caratteri Pomona. Potrei definirlo stilisticamente un neo deco’. Avvenne in modo singolare, all’inizio degli anni ’90 dalla proposta del titolare di una litografia della quale mi servivo, avendo acquistato un Mac, aveva bisogno di addestrare un giovane all’affinamento della conoscenza del nuovo strumento tecnologico. Mi chiese di fargli eseguire dei lavori ed io da tempo interessato al disegno del carattere, decisi di fargli realizzare un carattere che avevo in mente. Il Pomona. In questo caso disegnai tutte le lettere, i numeri i simboli su carta millimetrata e affiancato all’operatore al computer iniziammo quest’avventura utilizzando il programma Illustrator. Ricordo che in quegli anni andai a trovare Aldo Novarese, riconosciuto come il più prolifico disegnatore di caratteri tipografici del mondo e che, dopo aver passato un’intera giornata nel suo studio ed aver visto come lavorava, gli presentai con un po’ di trepidazione l’intera serie del Pomona. Guardò attentamente e dopo aver scorso tutti i ‘template’ quando arrivò al Pomona dot disse telegraficamente “Osti la promuovo!”.

Come vede il type designer italiano contemporaneo?
C’è indubbiamente una nuova generazione di bravi ed eccellenti Type designer Italiani il cui lavoro è potuto venire alla luce grazie all’impegno assolutamente meritorio di un gruppo di studiosi e grafici (Paola Lenarduzzi, Mario Piazza, Silvia Sfligiotti) che hanno realizzato un primo regesto del Type design in Italia. Mi riferisco allo splendido volume-catalogo “italic 1.0” - Aiap edizioni, Milano 2002.

Come nasce l’idea per disegnare un font? Da un limite?
Se gli artisti sono tali in virtù della loro vocazione, si potrebbe dire che i Type designers sono dei ‘caratteriali’ che hanno una impellente necessità di espressione e che quindi non si accontentano di utilizzare i caratteri esistenti ma hanno la necessità di lasciare una testimonianza della loro sensibilità culturale e spirituale in una parola della loro soggettività.

Quale consiglio si sentirebbe di dare ad un principiante progettista di font?
Il primo consiglio è l’acquisto a chiunque voglia intraprendere l’attività di Type designer di fornirsi al minimo di tre pubblicazioni: Alfa-Beta lo studio del Disegno del Carattere di Aldo Novarese, Progresso grafico, Torino 1964, (sperando in una nuova ristampa, altrimenti quasi impossibile a trovarsi); il catalogo “Italic 1.0” Aiap edizioni, Milano 2002 per avere un quadro anche se parziale di ciò che si è prodotto in Italia in questi ultimi anni e il FontBook  FSI FontShop International Digital Typeface Compendium a cura di Mai-Linh Thi Truong, Jürgen Siebert, Erik Spiekermann per avere visione della complessità nella quale è necessario calarsi.
L’universo del carattere tipografico ha delle affinità strutturali con l’universo delle arti visive; la vastità è tale che è necessario contestualizzare la propria idea progettuale all’interno delle classificazioni esistenti determinate dai cataloghi di riferimento. Senza dimenticare l’intuizione e il modello ispirativo originario si tratta di procedere con metodo in una progressiva analisi comparata tra modelli simili già realizzati ed il perseguimento progressivo del proprio progetto.
Parafrasando John Ruskin, disegnare finemente è poesia, profezia e religione tutto in uno.Apri PDF in una nuova finestra

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2 Settembre, 2008 Redazione


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