Archivio Ottobre, 2008

Save Polaroid

Save PolaroidAll’inizio di quest’anno la Polaroid Corporation ha annunciato di voler interrompere, a partire dal 2009, la produzione delle apposite pellicole.

La notizia non ha lasciato indifferenti i tanti estimatori dello storico apparecchio fotografico.

Sono nati così alcuni siti con l’intento non tanto di salvare la Polaroid in quanto azienda, ma in quanto pellicola a sviluppo istantaneo, inventata dallo scienziato Edwin Land.

I siti raccolgono articoli, fotografie, links e storie personali legate a questa pellicola e danno un’ampia panoramica di cosa è stato il “mito” Polaroid.

I visitatori sono inoltre invitati a sottoscrivere una petizione da inviare a Fuji e Ilford nella speranza che una di queste due aziende sia interessata a prendere in mano i brevetti e far vivere così la pellicola.

Info: Save Polaroid e Save the Polaroid

31 Ottobre, 2008 Redazione

Spaghetti Grafica

Spaghetti graficaContemporary Italian graphic design

Prima una mostra con i migliori lavori di grafica italiana, selezionati dal Ministero della Grafica attraverso un concorso nazionale, indetto nel 2007, che ha visto partecipare più di 150 studi con oltre 500 progetti

Nel 2008 la raccolta è diventata il libro Spaghetti Grafica - Contemporary Italian graphic design, pubblicato da DeAgostini e in distribuzione, da settembre, nelle migliori librerie in tutto il mondo. 

Il volume contiene lavori che spaziano dalla tipografia, alla grafica editoriale, all’identità, fino agli allestimenti, alla motion graphic e all’autoespressione.

Info: Ministero della Grafica

30 Ottobre, 2008 Redazione

I Manifesti della Ghost Generation

I manifesti della ghost generationResterà aperta, presso Sblu_spazioalbello di Milano, sino al 7 novembre la mostra che raccoglie manifesti creati da grafici di età compresa tra i 40 e i 65 anni, definiti Ghost Generation (generazione fantasma) perchè, nonostante siano gli unici professionisti capaci di muoversi tra due mondi progettuali differenti, quello della grafica tradizionale e quello della grafica computerizzata, non sono considerati generazione di riferimento.

I manifesti, scelti dagli stessi grafici come rappresentativi del lavoro svolto durante la loro professione, hanno temi culturali o sociali a dimostrazione di come il lavoro del grafico interagisca, da protagonista, con la società che rappresenta.

Info: Sblu_spazioalbello
via Antonio Cecchi, 8 - Milano
sino al 7 novembre 2008

29 Ottobre, 2008 Redazione

Multiverso, all’insegna della differenza

La conferenza promossa da Icograda, l’associazione internazionale che riunisce 63 associazioni di graphic design, si è svolta nell’ambito dell’Icograda Design Week al Politecnico di Torino dal 13 al 19 ottobre 2008.

Icograda Design Week - Multiverso.gif

Aiap, l’associazione italiana di progettisti della comunicazione visiva, si è assunta l’incarico impegnativo di organizzare la manifestazione, curata da Cristina Chiappini e Silvia Sfligiotti. La conferenza ha visto la partecipazione anche di molti studenti, provenienti da paesi europei e non, che hanno preso parte ai workshop curati dagli stessi relatori. Tre interessanti mostre: “Alba. Nuovi manifesti italiani”, “Italic 2.0” sul type design italiano e “Multiverso”, una selezione di progetti collegati ai temi della conferenza, hanno fatto da corollario.

“Multiverso”, ovvero design evolutivo, differenza, complessità, flessibilità, connessioni multiple: queste le parole chiave che hanno caratterizzato un’agenda densa di incontri con professionisti provenienti non solo dal graphic design ma anche da discipline affini e contigue, per sottolineare la trasversalità e la multidisciplinarietà dell’approccio al progetto.

Attitudine sottolineata da Mario Piazza, past president AIAP che in quest’occasione ha ricevuto il prestigioso “Icograda Achievement Award” per l’impegno e il rigore nell’educazione e nella diffusione dei concetti del design. Nel discorso introduttivo Piazza ha voluto ricordare quanto sia necessario e importante progettare con la consapevolezza di operare in un sistema complesso, tenendo conto dell’orizzonte sociale e economico, confrontandosi con la molteplicità delle relazioni.

I tre giorni di conferenza sono stati estremamente ricchi e proficui per la quantità di esperienze e di contributi portati. Impossibile citarli tutti, qui di seguito una selezione di alcuni tra i più significativi.

Il design sostenibile è stato trattato da Sophie Thomas, socia fondatrice di Thomas Matthews di Londra, un’agenzia che da anni svolge un attento lavoro di sensibilizzazione sul tema. Ogni anno nel Regno Unito si consumano 550.000 tonnellate di carta solo per il direct marketing, servono 10 litri di acqua per produrre un foglio di carta A4: due dati banali, ma che già descrivono quanto sia macroscopico l’impatto ambientale del nostro agire quotidiano. Thomas Matthews ha elaborato una sorta di decalogo della sostenibilità, visibile sul sito www.thomasmatthews.com; ha realizzato un sito di servizio per i designer, www.lovelyasatree.com, con informazioni pratiche per aiutare il progettista consapevole a districarsi nel periglioso mondo delle caratteristiche delle carte e delle loro definizioni in termini di impatto ambientale, nella scelta del tipografo, nelle modalità di riciclo degli hardware. Un modello da riprodurre anche per l’Italia.

InkahootsLa comunicazione visiva come soggetto di attivismo sociale: questa l’esperienza di Robyn McDonald, membro fondatore di Inkahoots, studio di design di Brisbane, Australia che dal 1990 opera localmente e a livello internazionale a favore di organizzazioni che difendono i diritti umani, associazioni che lavorano sulle contraddizioni del mercato o promuovendo campagne proprie, nella convinzione che il grafico sia responsabile di ciò che diffonde attraverso la sua professione. Secondo McDonald “il designer non deve più sostenere l’insostenibile”. Usando un linguaggio visivo avventuroso e una ricerca tipografica accurata, Inkahoots, nato come studio di serigrafia e collettivo di artisti profondamente radicato nella comunità locale, si batte per una comunicazione libera dai condizionamenti del mercato e capace di interagire fattivamente col territorio.

Saki MafundikwaDallo Zimbabwe invece il contributo di Saki Mafundikwa, visual designer formatosi negli Stati Uniti che nel 1997 ha deciso di tornare ad Harare dove ha fondato la prima scuola di graphic design e new media del suo paese, il Zimbabwe Institute of Vigital Arts. Mafundikwa lavora prevalentemente sul linguaggio tipografico, è autore di “Afrikan Alphabets”, una storia della scrittura in Africa che parte dall’analisi degli scritti sub-sahariani e delle lingue autoctone, sistemi di scritture come lo Shumom, il Mandé, il Loma, il Bantu, non influenzati dagli alfabeti romani o arabi.

Il francese Pierre di Sciullo, type designer, ha illustrato la sua ricerca tipografica e spaziale; di particolare efficacia l’allestimento da lui curato del Museo Champollion delle Scritture del Mondo a Figeac.

Pierre di SciulloPer quanto attiene ai “mondi paralleli”, da citare Paul Elliman, che si occupa dell’interazione tra musica e tipografia; Carlo Ratti, architetto e ingegnere torinese che insegna al MIT di Boston e che con il suo studio carloratti associati lavora tra l’altro da alcuni anni su di un progetto, “SENSEable City Laboratory”, che studia e analizza criticamente i cambiamenti nelle città dovuti all’uso di sensori e dispositivi elettronici portatili; Daniel Eatock, giovane progettista inglese che si interroga sulle coincidenze, sulla circolarità, sulla casualità.

Tre giorni intensi, un autentico serbatoio di idee e suggestioni. Si è avvertita soltanto, unico neo in un evento davvero apprezzatissimo, la mancanza di una presenza forte della progettazione visiva italiana, che in un contesto internazionale appariva necessaria e dovuta.
Probabilmente la relazione di Pietro Palladino, curatore del programma di identità visiva Torino 2008 World Design Capital, annunciata e pubblicata nel catalogo “Multiverso”, ma non avvenuta, avrebbe potuto colmare questa lacuna.

1 commento 28 Ottobre, 2008 Monica Nannini

Petizione per il Festival della fotografia

non cancellate il festival della fotografiaIl Festival internazionale della fotografia di Roma, nel 2009, non ci sarà. Lo ha annunciato l’assessore capitolino alla Cultura Umberto Croppi.
Durante l’incontro con i rappresentanti delle accademie e degli istituti di cultura stranieri, Croppi ha illustrato le proposte culturali dell’amministrazione capitolina per il 2009.

“Andremo avanti lo stesso - dice il direttore artistico di FotoGrafia, Marco Delogu - abbiamo già ottenuto il sostegno di tutti gli sponsor, sulla comunità di Flickr ci sono già messaggi in nostro favore”.

In termini pratici, però, la decisione della giunta Alemanno decreta l’impossibilità di utilizzare il Palaexpo e il Museo di Roma in Trastevere, spazi storici del festival. “Ma per fortuna la fotografia è un’arte poco ‘esosa’, in termini di spazi, di tecnologie e di costi - spiega Delogu - Oltretutto, la macchina era già partita. Impossibile fare diversamente, quando si fa parte di un calendario internazionale”.

In difesa dell’importante Festival romano si è aperta in Rete una raccolta di firme.

Info: Non cancellate il festival della fotografia di Roma!!!!!

Lascia un commento 27 Ottobre, 2008 Redazione

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